di Maria Luisa Tricoli
Psicologa- psicoterapeuta, autrice de Il processo della supervisione psicoanalitica
Quest’estate è comparso sugli schermi “Odissea”, l’ultimo film del regista anglo-americano Christopher
Nolan. Gli spettatori si sono divisi equamente in due parti: coloro che cercavano il poema epico noto dai
tempi di scuola, e non l’hanno trovato, e coloro che hanno incontrato un antieroe, un Ulisse che non
conoscevano, provato nel fisico e nell’animo, alla ricerca tormentata di una pace interiore che dubita di
poter trovare.
Il mito di Odisseo fa parte dell’immaginario comune. Fin dalla tradizione omerica la figura di Odisseo si
allontana dall’immagine tradizionale dell’eroe epico che vale per la forza delle armi, indifferente a
sentimenti che non siano l’affermazione violenta del proprio gruppo di appartenenza, per divenire il
simbolo dell’individuo che si affida alla riflessività della mente e da singolo affronta le vicende della vita.
Non solo ricorre all’acutezza del pensiero per mettere fine a una guerra che appare infinita, ma sogna il
ritorno a casa per ritrovare la sua identità di sposo, di padre, di signore delle sue terre. Nasce già come un
personaggio moderno.
Ancor più con Dante, che ne fa l’immagine inquieta di chi non può fermarsi mai, non solo per amore di
avventura, ma per seguire la spinta a scoprire e conoscere ciò che è ancora ignoto, un desiderio di
conoscenza così determinato che inquieta e sospinge. Poca cosa dare la vita per realizzarlo. La ricerca di
conoscenza, e non la forza delle armi, diventa la vita stessa.
Nel film di Uberto Pasolini del 2024 (Itaca-Il ritorno), la visione epica del poema omerico si capovolge.
Dalla ricerca di luoghi ignoti, paesaggi inesplorati e proibiti, sfida all’assoluto, agli dei come entità
naturali, si passa alla ricerca di sé, del senso della propria vita, del male e della violenza. Quella violenza
che ci abita tutti quando ci sembra che sia l’unica soluzione problemi che la vita ci presenta. Fino a
ritrovarsi vecchi ed esausti, così trasformati che solo un vecchio cane ci può riconoscere, ancora preda
dell’ “incubo della storia” (come ci dice Joyce) da cui fatalmente è impossibile destarsi. L’inevitabilità del
male fa sì che, dopo la mattanza finale dei pretendenti, a Odisseo e alla sua sposa non rimanga che il
dolore incommensurabile e silenzioso della violenza perpetrata come unica soluzione praticabile al
proprio progetto identitario. Di conseguenza Telemaco, che pure ha partecipato all’impresa lasciandosi
alle spalle la propria fanciullezza troppo a lungo vissuta, deve partire, affidandosi alla profondità e alla
pericolosità del mare, alla ricerca di prove più solitarie per ricostruire il senso della propria vita.
Nel film di Christopher Nolan, ideale prosecuzione di film di Uberto Pasolini anche se espressione di un
contesto culturale diverso, la rilettura in chiave moderna dell’eroe si dipana con ulteriori specificazioni.
La mente, che elabora soluzioni, si muove prima di intuire quali saranno le conseguenze delle azioni che
ne conseguiranno. Lo stratagemma del cavallo per prendere Troia è sì un atto di intelligenza, ma foriero di
violenza e di male. Quindi, l’andare errando, non poter fermarsi in nessun luogo è la necessaria modalità
per poter percorrere lo stesso cammino di coloro che hanno perso la vita nell’impresa a causa di una
mente capace di trovare soluzioni, ma ancora individuali, non ancora un bene per tutti. È un modo – dice il
regista – per accompagnare nell’Ade coloro che hanno subìto a causa nostra il male estremo, quello di
perdere la vita; è la modalità consentita per ripercorrere il loro dolore e farlo proprio.
Forse per questo – mi piace immaginare – il film si conclude con una visione fin troppo serena,
inaspettata, in cui Odisseo e Penelope, insieme, navigano verso Occidente. Forse come augurio di tempi
in cui al di là delle riflessività individuale, la mente potrà navigare in una dimensione intersoggettiva.
Riferimenti bibliografici
Reali M. “Un doloroso ritorno a Itaca” in La ricerca, 6 Febbraio 2025. https://www.loewscher.it
Ugolini G. “L’Odisseo ‘tragico’ di Christopher Nolan”. Blog: Visioni del Tragico, 27 luglio 2026.
https://www.visionideltragico.it










