di Anna Angelucci
Può la ricerca scientifica nel settore farmaceutico essere finanziata dalle industrie che producono e vendono le medicine con cui ci curiamo? Può essere affidata quasi esclusivamente a fondi privati tutta la complessa e onerosa attività di studio e analisi dei nuovi farmaci che vengono approvati e messi in commercio? Può uno Stato considerare la ricerca indipendente, ovvero non gravata da interessi commerciali, una spesa non sostenibile e quindi progressivamente riducibile ai minimi termini, piuttosto che un investimento fondamentale e irrinunciabile per la salute dei suoi cittadini?
In un’intervista rilasciata a Ilfattoquotidiano.it (qui l’intervista completa), a commento dei dati rilasciati dall’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in occasione dell’ultimo convegno nazionale, Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituito di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, mette il dito in una delle piaghe del sistema della ricerca scientifica in ambito farmacologico: negli ultimi anni gli studi clinici ‘no profit’ sono crollati del 57%.
Se il pubblico arretra e il privato finanzia quasi interamente la ricerca sui farmaci, quali garanzie e tutele abbiamo noi cittadini sui farmaci che ci vengono prescritti? Non è l’unico interrogativo degno di nota, se pensiamo a questioni assai gravi come i frequenti conflitti d’interesse che orientano l’informazione e la formazione dei medici. Ma è certamente un tema degno di riflessione e approfondimento, su cui sollecitiamo l’attenzione dei nostri lettori.










