Tre anni fa la pandemia di COVID-19 sconvolgeva il mondo, assicurandosi un posto tra gli eventi più importanti e tragici nella storia del terzo millennio. Interi paesi sono stati portati sull’orlo della crisi, sistemi sanitari sul punto del collasso, mentre i singoli individui hanno visto le proprie vite stravolte, costretti a una lunga quarantena che ha lasciato strascichi economici e psicologici.
Proprio sull’impatto della pandemia si concentra l’ultimo numero della rivista Clinical Neuropsychiatry, disponibile in open access. Ripercorrendo i passi di quanto fatto 3 anni fa, quando diversi studiosi e ricercatori espressero nei loro articoli comparsi sulla rivista dubbi, preoccupazioni e proposte, Clinical Neuropsychiatry torna a riflettere sulla pandemia e le sue conseguenze.
Gli effetti del COVID
Il COVID ha messo in luce le fragilità dell’attuale sistema economico e sociale, sgretolando definitivamente la prospettiva ottimistica di vivere in un’era di progresso senza fine. In un periodo così critico, il benessere psicologico e i servizi mentali a disposizione dei cittadini sono stati messi a dura prova, sia dal virus che dalle contromisure sociali adottate dai governi per fargli fronte. La pandemia è stata lunga, ha provocato morti, devastazione e ha favorito la recessione economica in corso.
Il 5 maggio di quest’anno, l’OMS ha dichiarato la fine dell’emergenza. Tuttavia, gli effetti dannosi del virus e le sue conseguenze sono evidenti. Per questo motivo, Clinical Neuropsychiatry è tornata chiedere ai precedenti autori del numero speciale dell’aprile 2020, così come ad altri, di contribuire a un ulteriore numero focalizzato su ciò che la pandemia ci ha insegnato o avrebbe dovuto insegnarci. Come sottolinea Donatella Marazziti nel suo editoriale:
“Probabilmente, la pandemia di COVID-19, come altre epidemie causate da virus, è stata il risultato dell’interazione di diversi fattori, tra cui l’inquinamento, il cambiamento climatico e la distruzione dell’habitat naturale di diverse specie selvatiche, con conseguenze sugli individui e sulla collettività, sia in termini di salute che di aspetti socio-economici. Le inevitabili conseguenze psicologiche/psichiatriche del COVID-19 sono una chiara prova della nostra negligenza e indifferenza nei confronti dei legami tra i nostri comportamenti e la loro influenza non solo sulla nostra salute, ma anche sulla ‘salute’ del nostro pianeta. Abbiamo quindi la responsabilità di non dimenticare e di mantenere una costante allerta su altri disastri che, secondo scienziati di diverse discipline, sono semplicemente in attesa di accadere”.
Una scia di crisi
In uno degli articoli presenti nel numero speciale di Clinical Neuropsychiatry, il dott. Di Quirico sottolinea come la crisi legata al COVID-19 si metta in scia con quella esplosa con la bolla economica del 2008 e che poi è proseguita fino alla guerra nell’Europa orientale. Crisi che permettono di parlare di un mondo post-pandemico che ha gravemente condizionato la salute mentale della popolazione mondiale, segnata da precarietà economica e ansia. Tali problematiche richiedono l’intervento di organizzazioni come l’Unione Europea per potenziare i servizi di salute mentale e le opportunità di accesso a essi.
Dipendenza da internet
Un altro effetto della pandemia è stato quello di aumentare la simbiosi tra vita quotidiana e digitale, tanto da rendere le due, in alcuni casi, indistricabili. A esserne suscettibili sono specialmente i giovani e gli adolescenti, come osservato dalla dottoressa Francesca Scafuto e colleghi. Gli studiosi hanno quindi dedicato la loro ricerca sugli effetti di tale interconnessione, sull’uso eccessivo di internet, social media, videogiochi e gioco d’azzardo, ipotizzando un collegamento tra queste attività e un incremento dell’ansia, della depressione e della riduzione di capacità come quelle sociali, con risultati preoccupanti.
Conseguenze psicologiche
Tra le principali e immediate misure anti-COVID consigliate dai governi c’erano quelle di lavare spesso le mani, rispettare la quarantena e la distanza sociale. Misure che però hanno avuto conseguenze psicologiche importanti su determinati individui, scatenando complicazioni psicologiche gravi, come nel caso di coloro che soffrono di disturbo ossessivo-compulsivo. Come riportato da AlDandan e i suoi colleghi nella loro ricerca, tali misure hanno portato a un aumento dei sintomi in questi individui e di un corrispettivo incremento dell’ansia.
Il numero speciale di Clinical Neuropsychiatry
Questi sono solo alcuni esempi dei tanti studi presenti nell’ultimo numero di Clinical Neuropsychiatry, che nel 2022 ha raggiunto il primo quartile della classifica Scopus Scimago, confermandosi così la rivista scientifica italiana con il più alto Cite Score nel campo della medicina e della psichiatria, ma entrando nel top 25% delle riviste più apprezzate dell’intero panorama mondiale. È sorprendente vedere una bandiera italiana tra i top player dell’editoria scientifica internazionale.
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