Non solo l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla neuropsichiatria, ma anche quelli del COVID-19 sulla salute mentale dei malati e sulla loro memoria sono solo alcuni dei temi trattati nel nuovo numero della rivista Clinical Neuropsychiatry.
In “Artificial intelligence in neuropsychiatry: a potential beacon in an ocean of uncertainty?“, Federico Mucci e Donatella Marazziti discutono il ruolo dell’intelligenza artificiale nella neuropsichiatria, il suo potenziale rivoluzionario ma anche le problematiche che può comportare l’arrivo di una simile tecnologia in un campo tanto delicato. Infatti, sebbene sia vero che l’intelligenza artificiale possa essere uno strumento utile per la rilevazione delle malattie e per i loro trattamenti, è importante mantenere un approccio “umano” ed empatico che le macchine per lenire molti disturbi, che anzi queste innovazioni rischiano addirittura di esacerbare.
Adriano Schimmenti, nel suo articolo “Beyond addiction: rethinking problematic internet use from a motivational framework“, propone una riflessione critica sull’uso problematico di Internet. L’autore suggerisce di superare l’interpretazione riduttiva di questi comportamenti come semplici dipendenze comportamentali, invitando a considerare Internet come un vero e proprio ambiente in cui gli utenti possono realizzare e soddisfare le proprie necessità. Schimmenti spiega che una valutazione che tenga conto delle motivazioni personali dietro l’utilizzo disfunzionale di Internet può fornire una chiave di lettura più profonda del problema, arricchendo così la nostra comprensione dei sintomi e facilitando lo sviluppo di trattamenti su misura per le esigenze specifiche di ognuno.
“Mental health of patients hospitalized due to Covid-19” di Trpimir Glavina et al., osservando 135 soggetti che hanno contratto il virus, segnalano un peggioramento della loro salute mentale a seguito dell’ospitalizzazione. Tale fenomeno è stato attribuito dagli autori alla paura della morte che ne derivava, mentre Graziella Orrù e i suoi colleghi hanno posto la loro attenzione su coloro che dopo la pandemia hanno lamentato problemi di memoria. A tale proposito, nell’articolo “The hidden impact of COVID-19 on memory: disclosing subjective complaints“, Orrù et al. hanno affermato che, nonostante la ricerca suggerisca che il virus possa colpire strutture cerebrali importanti per la memoria, probabilmente la causa di questo deficit è riconducibile più agli effetti combinati di stress e isolamento sociale che all’infezione in senso stretto.
Clinical Neuropsychiatry
Questi sono solo alcuni esempi dei tanti studi presenti nell’ultimo numero di Clinical Neuropsychiatry, che nel 2022 ha raggiunto il primo quartile della classifica Scopus Scimago, confermandosi così la rivista scientifica italiana con il più alto Cite Score nel campo della medicina e della psichiatria, entrando quindi nel top 25% delle riviste più apprezzate dell’intero panorama mondiale con un CiteScore pari addirittura a 11.3 nel 2023. È sorprendente vedere una bandiera italiana, che ha scelto di mantenersi libera da sponsor per non essere soggetta ad alcun tipo di pregiudizio nella scelta delle proprie proposte, tra i top player dell’editoria scientifica internazionale.
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