di Fabio Apicella
Psicologo clinico dello sviluppo e psicoterapeuta sistemico-relazionale
“Le sfide del neurosviluppo: un approccio transdiagnostico alla neurodivergenza” si colloca in un punto di tensione fecondo: da un lato la pratica clinica e i servizi, ancora organizzati per categorie diagnostiche; dall’altro l’evidenza crescente che molte difficoltà evolutive non “rispettano” i confini dei manuali e si distribuiscono dimensionalmente, con profili misti, traiettorie non lineari e comorbidità come norma più che eccezione.
In questa cornice, il valore del libro è soprattutto politico-epistemologico: invita a spostare l’unità di analisi dal disturbo alla persona nel contesto, e dal sintomo isolato ai pattern di funzionamento (cognitivo, socio-comunicativo, sensoriale-motorio, regolativo) lungo lo sviluppo.
Segnalo alcuni punti di forza del libro: l’allineamento con la rivoluzione transdiagnostica nel neurosviluppo che spostare il focus su profili e barriere, più che su etichette; la naturale compatibilità con una clinica longitudinale in cui assumono rilevanza le traiettorie evolutive; un impianto transdiagnostico che costringe a ragionare in termini di timing, transizioni evolutive, contesti (famiglia/scuola), e dinamiche di compensazione.
Il libro rappresenta un potenziale ponte tra neurodivergenza e clinica: parlare di neurodivergenza senza ridurla a slogan richiede un equilibrio delicato tra paradigma della differenza e riconoscimento della disabilità/sofferenza quando presente. L’idea “due lenti, non una” (diritti e supporti; identità e bisogni) è coerente con molta discussione recente sul neurodiversity paradigm.










