di Anna Angelucci
Nell’anno del Signore 2026 – quarto del suo ministero dell’Istruzione e del Merito – a dispetto delle tante dichiarazioni trionfalistiche, è del tutto normale entrare in una prima classe di liceo linguistico e trovare 33 alunni che ci aspettano per fare lezione.
33 alunni diversi, con storie scolastiche e familiari diverse, ciascuno con i suoi bisogni educativi personali, che la scuola dovrebbe essere in grado di cogliere e soddisfare.
Tra loro, ce ne sono alcuni che hanno bisogni educativi speciali, perché le certificazioni mediche o le relazioni giuridiche che corredano la loro iscrizione nella nostra scuola ci descrivono patologie cliniche importanti, necessità di insegnanti di sostegno e di operatori educativi, piani didattici personalizzati per far fronte alle tante difficoltà – cognitive e non solo – che ostacolano quei sereni percorsi di apprendimento a cui questi giovani studenti avrebbero diritto.
Non dovrebbero esserci 33 studenti nella stessa classe, ministro Valditara, non crede? Non ha dichiarato lei stesso, inaugurando quest’anno scolastico, che le classi pollaio non esistono più? Che il gran lavoro svolto da questo Governo le ha finalmente abolite?
Ci troviamo nella sede succursale di un prestigioso liceo classico e linguistico del centro di Roma. Una sede periferica che certo non è disagiata perché in montagna o in una piccola isola, come recitano i manuali del perfetto burocrate ministeriale, ma che presenta comunque molte situazioni di disagio sociale, economico, culturale, che meriterebbero dai rappresentanti delle istituzioni – dirigenti scolastici in primis, ma anche uffici provinciali e ministero – una particolare attenzione, una cura e un trattamento diverso dalle stringenti regole aritmetiche previste dalla ragione amministrativa.
Una contabilità diversa, signor ministro. Che non preveda in alcun modo la scelta di stipare 33 studenti in un’unica classe prima solo per comprimere i costi. Tanto più se alcuni di quegli studenti sono portatori certificati di peculiari esigenze didattiche, formative e, oserei dire (se non suonasse retorico in questi tempi di tagli alla scuola e alla sanità ma di insensate spese di guerra) umane.
Solo pochi anni fa scrissi una analoga lettera aperta al suo predecessore, il ministro Bianchi, per denunciare una situazione simile (QUI): di certo non immaginavo che le condizioni della nostra scuola potessero ulteriormente peggiorare.
C’è ancora tempo, tuttavia. Il danno può ancora essere riparato.
Da una classe con un numero di alunni che esorbita da tutte le norme sull’inclusione e sul diritto allo studio, se ne possono ancora formare due, in cui sia possibile garantire a tutti gli studenti un percorso formativo efficace. E non solo ai 33 studenti iscritti in questa classe prima, ma ai tanti che ancora ci chiedono di venire nella nostra scuola e che invece vengono respinti.
Il nostro impegno di docenti è totale, la volontà politica c’è?










