di Luisa Zoppi
Psicologa Psicoterapeuta
Nato come risposta da parte di un gruppo di analisti junghiani al trauma collettivo della pandemia da COVID-19, questo libro raccoglie una collezione di contributi firmati da esperti junghiani italiani e internazionali, e offre una articolata comprensione sul funzionamento complessuale della psiche in presenza di un trauma -sia esso acuto, cumulativo, transgenerazionale- e sui processi di guarigione, visti dalla prospettiva della psicologia analitica contemporanea.
Il trauma e il Disturbo da Stress Post-Traumatico sono i mali che dominano la nostra epoca, flagellano le vittime e tormentano gli analisti. Questo libro racchiude un dialogo internazionale e unico tra analisti italiani, inglesi, austriaci, colombiani, cinesi, lituani, russi, serbi e americani che parlano tutti, con forza, dell’esperienza della ‘Complessità del Trauma’. Tra i vari autori, troviamo famosi analisti come Donald Kalsched ma anche voci meno note, eppure fortemente vibranti nel mondo junghiano contemporaneo. I capitoli contenuti nel libro coprono una ampia gamma di prospettive che, tutte insieme, contribuiscono a offrire una comprensione della complessità delle dinamiche del trauma, invitandoci a considerarlo sempre anche nelle sue componenti neurofisiologiche, transgenerazionali, culturali e sociali. Insieme a contributi teorici innovativi, ogni capitolo è arricchito da casi clinici, sempre appassionanti, dove molto spesso vediamo gli analisti impegnati in vere e proprie sfide nel loro lavoro clinico.
Tra i vari contributi, spiccano quello di Donald Kalsched, che, ricordando la centralità del Sistema di Auto-Cura per la comprensione delle dinamiche del trauma, ci invita a ri-pensarne la terapia. Di particolare valore è il contributo di Daniela Eulert-Fuchs, l’ultimo lavoro scritto e pubblicato di questa sensibilissima analista di Vienna, che ci ha lasciati prematuramente. Facendo tesoro della sua esperienza come pediatra, Eulert-Fuchs ha sottolineato la necessità per l’analista di considerare le esperienze relazionali precoci come elemento strutturante il funzionamento psichico dell’individuo. Nel suo capitolo, ricchissimo di stimoli e suggestioni, Daniela coniuga il lavoro di Fordham con i contributi di Winnicott e poi con quelli di analisti contemporanei quali Cassorla, Civitarese e Anzieu-Primmereur, tra gli altri.
Tra i molti casi clinici presenti nel libro, spicca la storia di un bambino di sette anni di nome Jan, che Eulert-Fuchs ha incontrato nel suo lavoro di analista. In questa storia clinica, vediamo l’analista alle prese con vissuti controtransferali molto potenti, costellati dall’esperienza disorientante di aver perso il contatto con il proprio corpo, mentre si trovava a navigare nei meandri dell’annichilimento psichico che le portava il giovane paziente. La profonda sensibilità dell’analista, e la sua capacità di “restare” là, dove nulla aveva senso, nell’attesa fiduciosa che un senso -quello dell’esperienza di Jan- emergesse, ci aiutano a vedere come l’ascolto, la compassione, la disponibilità ad accogliere le immagini, e la fiducia nel lavoro dell’analisi siano gli ingredienti fondanti per un lavoro analitico dove paziente e analista scoprono nuove potenzialità, e ridefiniscono storie.
Insieme ai casi clinici, grande spazio nel libro viene dato alla riflessione teorica sui fenomeni dissociativi come risposta al trauma, alla necessità di vederlo come fattore transdiagnostico -cosa che che permette di riconsiderare la diagnosi, e la prognosi di un caso clinico- ma anche alla neurofisiologia del trauma. Il trauma transgenerazionale -una esperienza molto comune nella pratica analitica, e troppo spesso non adeguatamente considerata- è anch’esso oggetto di riflessione, con l’aiuto di una appassionante storia di una analisi molto impegnativa. Nell’ampiezza dello suo sguardo, il libro considera anche la ferita culturale per l’analista che vive e lavora in una terra “straniera” -e le conseguenze che questa ha nell’incontro con i pazienti, più specificamente-, come pure il lavoro con il trauma dei migranti. Infine, chiudono il libro due contributi affascinanti (quello del colombiano Eduardo Carvallo e del collega cinese Heyong Shen) che sottolineano l’importanza dell’utilizzo di metodi creativi -quali l’espressione artistica con la pittura o il sandwork espressivo- nel lavoro di ricostruzione delle memorie traumatiche per il percorso di “guarigione” dal trauma, anche grave.










