di Anna Angelucci
Presentato a Roma il 27 novembre il primo studio scientifico sulla donazione dei capelli in Italia: un contributo solidale e concreto per contrastare le difficoltà economiche e l’isolamento sociale delle pazienti oncologiche.
Sono tanti gli effetti collaterali delle cure oncologiche. Certamente soggettivi e con un ampio gradiente di tollerabilità, che se a volte mette a dura prova l’umana capacità di sopportare disturbi, disfunzionalità e dolore, in altri casi miracolosamente sorprende in positivo, offrendo quei preziosi momenti di fiducia e speranza tanto importanti nel percorso di cura.
Per le donne che affrontano la drammatica esperienza del carcinoma mammario il primo trauma è la perdita totale o parziale del seno. In questo, la ricerca medica e la chirurgia hanno fatto negli ultimi anni straordinari passi da gigante per le donne, passando da operazioni invasive e devastanti agli attuali interventi mirati e spesso immediatamente ricostruttivi, gestiti in sinergia da un’equipe che affianca fin da subito alla presa in carico chirurgica e oncologica anche la chirurgia estetica. Ciononostante, l’asportazione del seno imposta dalla malattia resta un’esperienza fisica e psicologica di estrema delicatezza: anche se immediatamente ricostruito, e a maggior ragione quando i tempi e le tappe di questa ricostruzione si dilatano per ragioni cliniche, c’è bisogno di un lungo percorso di accettazione di una nuova parte del nostro corpo, che ha una sua nuova forma e consistenza, che si modifica strada facendo, assumendo un aspetto diverso, magari alla fine esteticamente migliore, ma con cui è necessario creare una nuova familiarità.
E non solo. Con le cure oncologiche, si apre il capitolo degli effetti collaterali. Le terapie variano, a seconda della diagnosi e dei protocolli terapeutici e farmacologici; possono essere ben tollerate oppure fortemente invalidanti, dipende da un gran numero di fattori individuali. Quel che è certo è che la comune condizione della perdita dei capelli – che, se confrontata con i rischi legati alla malattia e alle cure, sembra essere un problema insignificante – implica per le donne un ulteriore elemento di sofferenza e di disagio, anche perché i dati statistici ci dicono che questa patologia colpisce donne sempre più giovani.
Donare i nostri capelli -una materia prima molto costosa – per la creazione di parrucche naturali qualificate come dispositivi medici da offrire in comodato d’uso alle donne che affrontano il difficile percorso delle cure oncologiche può essere un gesto di solidarietà non solo simbolica ma concretamente significativa, soprattutto per chi ha difficoltà economiche. La donazione dei capelli, si legge nel sito di TricostarcETS che, insieme alla Fondazione Prometeus ETS ha avviato nel 2019 il primo progetto in Italia di ‘banca dei capelli’, rappresenta “non solo un atto di generosità straordinario, ma anche una splendida rappresentazione delriciclo responsabile. Questa pratica riutilizza ciò che altrimenti andrebbe considerato come ‘scarto’ e lo trasforma in qualcosa di prezioso e significativo”: parrucche, infoltimenti e ricostruzioni post-terapiche della chioma. L’iniziativa è ben avviata: in pochi anni il numero delle donazioni è aumentato considerevolmente, documentando una tendenza in forte crescita.
Ma possiamo e dobbiamo fare di più. Alla proposta di legge dedicata già presentata, che tuteli donatori e pazienti per garantire la trasparenza della filiera, è necessario affiancare un patto tra associazioni e istituzioni per diffondere un’informativa corretta, soprattutto tra i più giovani e i giovanissimi. Sapendo – ed è questo il valore aggiunto dell’intero progetto– che comunicazione e prevenzione viaggiano sullo stesso binario.









