Alla luce dei dati provenienti dalle scuole e dal ministero, è lecito chiedersi cosa stia succedendo ai ragazzi di oggi, che sembrano perdere progressivamente l’abilità di apprendere a leggere, scrivere e far di conto. A far specie è anche l’epidemia di deficit dell’attenzione, spesso associata ai DSA, che sembra aver travolto le fasce giovani della popolazione, tanto da far sorgere il dubbio che possa essere dovuta a una maggior sensibilità diagnostica da parte degli specialisti.
Questo aspetto fa sorgere l’ulteriore preoccupazione che la prassi possa divenire iatrogena e fuori controllo, specialmente se proseguirà l’incremento esponenziale di casi positivi. Il problema è evidenziato da classi che presentano metà o anche il 70% dei suoi componenti con DSA, tanto da rendere gli studenti sprovvisti di una diagnosi di questo tipo l'”anormalità”, con la conseguenza di richiamare un ripensamento della didattica per far fronte alle specifiche necessità degli studenti, come ad esempio valutare l’implementazione sempre più pervasiva delle tecnologie nelle aule.
I report annuali del Ministero, infatti, evidenziano un incremento delle diagnosi di DSA del 408,4% negli ultimi dieci anni, a fronte di un calo dell’8,9% della popolazione studentesca con un sempre maggior incremento del problema anche a livello universitario. Se dopo dieci anni dall’entrata in vigore della legge nr. 170 questi sono gli esiti è necessaria una riflessione critica e propositiva sull’effettiva utilità delle pratiche diagnostiche e “compensative” utilizzate. L’approccio sistemico connessionista con cui viene affrontato il problema, oltre a offrire nella teoria posizionale della scritto-lettura una cornice innovativa allo studio dello sviluppo neuropsicologico e funzionale del singolo studente, mette in evidenza le potenzialità di tutti i sistemi di riferimento in cui egli è inserito.
I due esperti Attà Negri e Miriam Gandolfi sono stati spinti proprio da tali questioni all’elaborazione del loro libro, “Disturbi Specifici (della relazione) di Apprendimento. Un approccio ecologico alla didattica, alla diagnosi precoce e all’intervento sui DSA”. Il testo si occupa di individuare e comprendere cosa serve davvero a ogni bambino per arrivare alla conquista della scrittura, della lettura e del calcolo, partendo da alcuni quesiti e con obiettivi molto chiari, quali:
- Uscire dalla logica legale (dei soli diritti) in favore di quella scientifica
- Discutere sul significato di “inclusione”, che non vuol dire semplicemente fare entrare a scuola o dare strumenti dispensativi e compensativi, ma darsi epistemologie e teorie psicologiche che rendano effettiva questa inclusione
- Capire come attivare risorse efficaci, non depotenziarle
- Scegliere l’oggetto di indagine e di intervento più appropriato: non il neurobiologico, non il disturbo, non il singolo ma la relazione.
- Mettere in evidenza come il modo in cui si fa una cosa cambia la cosa che si fa
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