di Anna Angelucci
D.T. Kenrick e D. E. Lundberg-Kenrick,
Giovanni Fioriti Editore 2024,
pp. 233, euro 25.
Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Un bellissimo verso di Salvatore Quasimodo ci introduce al tema del libro di Douglas e David Kenrick, padre e figlio psicologi, esperti di evoluzionismo e comportamenti umani, intitolato “Risolvere i problemi di oggi con un cervello dell’età della pietra. L’evoluzione umana e le sette motivazioni fondamentali”.
Se il poeta siciliano usava l’immagine dell’uomo primitivo per denunciare l’orrore della guerra e della tecnologia al servizio di una violenza umana senza tempo e senza storia, cogliendo, come spesso i poeti sanno fare con grande anticipo sugli scienziati, la permanenza di una condizione biologica arcaica, l’interesse dei due studiosi approfondisce questa intuizione, concentrandosi sul rapporto tra il nostro cervello ancora paleolitico – perché i nostri processi biologici di adattamento all’ambiente non sono andati di pari passo con i cambiamenti culturali e tecnologici degli ultimi 15000 anni – e il complesso contesto moderno in cui ci muoviamo.
Diciamo subito che l’interesse del libro, oltre alla descrizione accurata di questo mismatch negli ambiti fondamentali della nostra vita, consiste anche nei suggerimenti che i due autori propongono per affrontare situazioni particolarmente significative o difficili della nostra esistenza, con un taglio indubbiamente positivo e ottimistico. Il che, di questi tempi cupi, onestamente non guasta.
Partendo dalla gerarchia dei bisogni umani, graficamente rappresentati dalla piramide di Maslow, che vanno dal soddisfacimento dei bisogni fisiologici a quelli sociali per arrivare, all’apice, all’autorealizzazione, i due psicologi evoluzionisti ci propongono una rielaborazione delle motivazioni umane che tiene conto del punto di vista darwiniano, in cui il potenziale di crescita e autorealizzazione non si trova più al termine di un percorso cronologicamente e gerarchicamente lineare ma può essere trovato ad ogni gradino della piramide e nel raggiungimento degli obiettivi più umili della vita quotidiana. Il presupposto è che i problemi principali del mondo moderno sono gli stessi che dovevano risolvere i nostri antenati nel loro villaggio ancestrale ma in condizioni e con strumenti radicalmente diversi. Nel primo capitolo si confrontano le cose che doveva fare l’uomo primitivo che viveva in un piccolo gruppo di cacciatori-raccoglitori nel mondo pre-agricolo con quelle di una persona che vive nel mondo moderno: sopravvivere; proteggersi da aggressori e saccheggiatori; farsi e mantenersi degli amici; ottenere un po’ di rispetto; trovare un compagno; tenersi stretto un compagno; prendersi cura dei propri familiari. In fondo, questi sono i nostri bisogni esistenziali, nel 2025 come decine di migliaia di anni fa. E se noi oggi continuiamo a sentire queste stesse forti motivazioni nel percorso delle nostre esistenze è grazie alle risposte che, nel tempo, i nostri antenati hanno saputo dare, alle scelte che sono stati in grado di fare, adattandosi di volta in volta all’ambiente in cui vivevano, per arrivare fino a noi.
Nei vari capitoli del libro questi bisogni vengono affrontati in modo analitico, a partire dalla descrizione di casi specifici particolarmente interessanti e significativi che descrivono vicende, personaggi e problemi reali, per concludere nelle ultime pagine con una rielaborazione delle lezioni imparate e con un piano per metterci in condizione di raggiungere l’obiettivo: risolvere i problemi di oggi con un cervello dell’età della pietra. Senza cadere nella fallacia naturalistica tipica dei laudatores temporis acti per la quale solo ciò che è naturale è buono, ma cercando di comprendere come siamo fatti da migliaia di anni e come abbiamo agito nel passato, per poter fare scelte efficaci nel presente e vivere una vita più soddisfacente nel futuro.
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